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Cosa si nasconde ne Lo Scaffale Segreto?

QUADRO LEVI DELLA TORREChi ama i libri e non smetterebbe mai di parlarne e di leggerne da pochi mesi può trovare nel sito della Libreria Hoepli di Milano uno spazio di suggerimenti, Lo Scaffale Segreto: un luogo virtuale in cui richiamiamo all’attenzione dei lettori libri di valore, libri “belli”, molto apprezzati da chi ve li presenta (e sicuramente da tanti altri), ma spesso non facilmente visibili nelle librerie fisiche e online a causa del tumultuoso turnover sugli scaffali. Questi libri hanno infatti una caratteristica: non sono novità.

Talvolta invece proponiamo titoli recenti che, anche se hanno già trovato qualche apprezzamento sulle pagine dei quotidiani e dei settimanali, a nostro parere vanno considerati con un occhio di particolare riguardo.

Insomma, ne Lo Scaffale Segreto, in seconda fila rispetto ai bestseller, vi ricordiamo alcuni evergreen o vi segnaliamo quelli che potrebbero diventarlo. Libri di cui talvolta non ricordiamo i titoli o dei quali addirittura non abbiamo mai sentito parlare. Ne proponiamo circa sei al mese, pochi per tutti quelli che meriterebbero di essere portati alla vostra attenzione, tanti per trovare il tempo di leggerli per la prima volta o di riscoprirli.

A destra, accanto ai contenuti trovate due fotografie, che cambiano a ogni pubblicazione delle nuove schede, due volte al mese. Cosa rappresentano e perché le scegliamo? Non c’è una vera risposta: vogliamo rendere gradevole la nostra proposta; talvolta farvi sognare e talvolta divertirvi.

Prossimamente su Lo Scaffale Segreto

La scia della cometa attorno al pianeta Terra.

La scia della cometa attorno al pianeta Terra.

Venite a trovarci a metà maggio. Andrea Tognasca ci stupirà  con una splendida Graphic Novel di uno dei grandissimi autori di fumetti, l’americano Will Eisner; Luciano Genta vi consegnerà la figura di don Lorenzo Milani, il sacerdote della Scuola di Barbiana autore di Lettera a una professoressa, raccontato solo ora in tarda età da Adele Corradi in Non so se don Lorenzo; e Carlo Martegani vi farà tornare alla Yourcenar con i tre splendidi racconti di Come l’acqua che scorre.

Alla fine della strada: il mondo, la vita, i libri

Grande libreria a Milano. Foto di Nino Romeo

Alla fine della strada c’è sempre una scoperta. Ci piacerebbe accompagnarvi in questo viaggio alla ricerca di nuove suggestioni: del libro che non conoscevate e che potrebbe illuminare una piccola parte del vostro percorso; del racconto che assomiglia un po’ alla vostra vita e che vi può aiutare un tantino a viverla; del romanzo che vi spalanca un mondo, nuovo e misterioso, o piccolo e simile al vostro.

Per tutto questo, vi chiediamo di leggere i nostri suggerimenti con condiscendenza: come si ascolta un vecchio amico che vuole raccontarci una bella storia. E che magari può arricchirci o darci uno spunto per accompagnarci alle nostre nuove passioni…

Schede recenti

15
mag

NON SO SE DON LORENZO di ADELE CORRADI

NON SO SE DON LORENZONon è un santo e soprattutto non è un santino il don Milani raccontato da Adele Corradi. Solo ora, a 88 anni, ha rotto il silenzio l’insegnante che più gli fu vicino negli ultimi anni di vita, quelli in cui nacque la Lettera a una professoressa. Arrivata a Barbiana nel 1963 vi rimase “come un pesce nell’acqua”: ne fece una scelta di vita, senza lasciare il suo ruolo nella scuola pubblica, addossandosi un secondo lavoro, non supplente ma pari grado.

I suoi ricordi rivivono in presa diretta, “al presente” anche se lontani mezzo secolo. In una lingua precisa, traguardo primario del maestro don Milani. Testimone privilegiata, compone un concreto mosaico di dialoghi, sguardi e affetti, confronti e conflitti, condivisi con sincerità e pudore, senza “violare l’intimità”. Nulla avendo da rivelare, né gossip né polemiche, offrono una delle testimonianze più sintetiche e penetranti dell’uomo e del sacerdote, per cui Adele nutrì un purissimo amore spirituale.

Carattere forte e aspro, don Lorenzo non prevedeva compromessi, affermava certezze. Lo aveva percepito Oreste del Buono, compagno di classe al Berchet di Milano – “lui era uno dei pochi portati per temperamento ad affermare come superiore a quelle altrui ogni idea che gli venisse in testa” – vedendo in quella veemenza giovanile “l’anticipo della sua intransigenza di povero per elezione, di ortodosso quasi sino all’eresia”, di ribelle per disciplina” (in Amici, amici degli amici, maestri, Baldini & Castoldi 1994). Poteva risultare scostante, tagliente, impietoso, innanzitutto con se stesso: “Chi si occupa di ragazzi non deve avere pene personali” e non ha tempo nemmeno per la “cura di sé” . Attento agli altri, “ non perdeva mai di vista le persone che gli stavano intorno”. Ma restava “indicibilmente solo”. Una solitudine scelta e patita, nei rapporti con la sua Chiesa. Orgogliosamente coltivata, nelle origini borghesi, nel sentire aristocratico.

Adele mostra per don Lorenzo una devozione che non rinuncia al proprio punto di vista. Manifesta il disaccordo, giudica senza encomio: “A volte sembrava un vecchio saggio. A volte invece sembrava scemo”. O ancora: “Don Lorenzo dava di cretino (o cretina) con grande facilità”; si prendeva “una libertà volgare e puzzava di maschilismo”. Si impone e riluce qui il punto di vista femminile e quel che più resta nella lettura è proprio il tratteggio dei rapporti tra don Milani e le donne, dalla mamma alla prima fidanzata abbandonata, diceva lei, per “cercare l’Assoluto”, alla perpetua Eda, più che mai evangelica Marta.

In simbiosi scorrono i ricordi della scuola, gli incontri con visitatori di cui don Lorenzo per lo più diffidava, i contrasti con le autorità ecclesiastiche, le divergenze con fratelli più che simili eppure a volte incompresi, come padre Balducci, i problemi quotidiani dei ragazzi ciascuno con le proprie umanissime contraddizioni di fronte alle quali ancor più risalta l’intransigenza di don Lorenzo, possessivo e geloso. Infine l’elaborazione della Lettera, cui Adele contribuì con laborioso nascondimento.

È questa la memoria pubblica che più è rimasta di don Milani e contribuì a farne un profeta e modello per la ricerca di un’altra scuola a partire dal ’68, cifra che non conobbe e non gli sarebbe appartenuta, icona ribaltata e denigrata in questi ultimi vent’anni, dentro e fuori il mondo cattolico, messa sotto accusa, ad esempio da De Rita e Mastrocola, come origine di tutti i mali: degrado nella qualità degli studi, relativismo pedagogico, permissivismo antiautoritario. Questioni che Adele ignora. I suoi sono ricordi rivolti alla persona non alla “figura”. Un don Milani oltre la Storia, un uomo chiamato Lorenzo. A chi volesse riassumerlo in un solo aggettivo, Adele suggerisce “radicale”, colui che “ha radici profonde e non ha paura della libertà”.

Non diversamente aveva concluso Pasolini, che pure non amò “quel certo lezzo di prete…e la sua “furia organizzativa”, recensendo le Lettere alla mamma nel 1973 (poi in Scritti corsari, Garzanti): “È stato sempre uno spirito critico… implacabile ed esemplare” che ha agito “con una certa ingenuità e una certa presunzione, ma con una sostanziale purezza ascetica”. Dunque, non un santo, però … “malgrado tutto, un uomo adorabile”.

In due parole: uno sguardo inedito su don Milani dalla testimonianza di chi lavorò fianco a fianco.

Scheda di LUCIANO GENTA

ADELE CORRADI
NON SO SE DON LORENZO

Editore: FELTRINELLIAGGIUNGI AL CARRELLO
Numero di pagine: 167
Prezzo: € 14,00
NICEPRICE € 11,90 – SCONTO -15%


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15
mag

DROPSIE AVENUE di WILL EISNER

DROPSIE AVENUEQuando portavo i pantaloni corti sfogliavo fumetti che mi permettevano di passare dalle parole, lette ancora con fatica, alle immagini dal significato più eloquente e universale. Poi sono passato alla Letteratura lasciando senza rimpianti i giornaletti frusti. Ora che mi tocca fare davvero l’adulto, sembra disdicevole farmi vedere in giro con un fumetto tra le mani. A cancellare ogni imbarazzo ci pensa però l’americano William Erwin Eisner, universalmente noto come Will Eisner. Il Maestro, e papà del fumetto moderno, nella sua non breve vita (1917-2005) non ha fatto altro che scrivere strisce disegnate. Di più, a lui si deve il merito di aver traghettato i fumetti dalla colorata ricreazione per bambini e adolescenti alle sponde della Letteratura ufficiale. Dopo un lungo periodo di apprendistato in cui Eisner si esercita sul terreno delle strisce classiche come Popeye, Arcibaldo e Petronilla che venivano pubblicate a puntate sui quotidiani americani, intorno agli anni quaranta dà alla luce il longevo personaggio di The Spirit, detective mascherato che gli regala fama, infinite ristampe e traduzioni in molte lingue. Basato sui modelli degli eroi di carta in voga all’epoca, la creatura di Eisner rivela però già un nuovo approccio, più introspettivo, al racconto per immagini. Bisogna comunque attendere la fine degli anni settanta perché la piccola rivoluzione si compia: Contratto con Dio arriva sugli scaffali delle librerie e il genere fumetto smette i pantaloni corti ribattezzandosi Graphic Novel. Romanzo per immagini, non più a puntate, in cui un’autorialità forte guida ogni scelta e i contenuti diventano predominanti. In cui per farla breve parole e disegni si sentono in grado di affrontare qualunque tema senza complessi di inferiorità.

Dropsie Avenue ha per protagonista un quartiere di New York, tavole a china in bianco e nero ne disegnano la nascita, i mutamenti, la decadenza e rinascita. La prima casa che vi sorge è schizzata, sola, in mezzo a un campo di granturco al limitare di un crocicchio, poi il quartiere prende forma, ribollente di umanità, razze, conflitti, desideri, personaggi patetici e tragici. Il quartiere cresce e invecchia attraversando la Storia, i suoi splendori e le sue ingiurie, fino ai giorni nostri e all’ultima tavola che mostra un cartello “vendesi” illuminato dalla luce della luna. Eisner ritrae, con la abituale attenzione al dettaglio, una fettina di mondo dove si cela un’umanità in cui non è difficile riconoscersi, alternando uno sguardo malinconico sulla memoria e una forte affermazione della vita.

Il libro, che vede le stampe nel 1995, appartiene alla piena maturità del suo autore che spesso ha intinto il pennino nella propria biografia: la vita di Dropsie Avenue ricorda molto quella del Bronx, quartiere dove l’autore è nato e che ha visto disfarsi.

Senz’altro uno dei capolavori di Will Eisner, buona summa di tutto il suo lavoro. Vi si ritrovano i temi più consueti, lo stile realista, con deroghe alla caricatura quasi astratta, e la scelta di raccontare temi di vita quotidiana sotto i grattacieli di New York nel solco della tradizione di una certa narrativa ebraica.

A chi volesse conoscere l’arte della Graphic Novel consiglio questo come qualunque altro volume di Will Eisner, un maestro senza il quale Maus di Art Spiegelman o Persepolis di Marjane Satrapi forse non esisterebbero.

In due parole: sangue, cemento, china e parole: emozioni in forma di disegno.

Scheda di ANDREA TOGNASCA

WILL EISNER
DROPSIE AVENUE

Editore: FANDANGOAGGIUNGI AL CARRELLO
Numero di pagine: 184
Prezzo: € 14,00
NICEPRICE € 11,90 – SCONTO -15%


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15
mag

IL BATTITO D’ALI DELLA FARFALLA

LA LOTTA DI CLASSE DOPO LA LOTTA DI CLASSESiamo come in apnea, in Italia e non solo. Privi di punti di riferimento, delusi, sospesi nell’incertezza per la mancanza di futuro e la paura di non farcela. La sensazione è che il mondo cosiddetto globalizzato sia sull’orlo del baratro, che basti un nulla, il famoso battito d’ali della farfalla, per farlo precipitare nell’orrore. Ma forse anche per recuperarlo, senza le bulimie del passato: dipende da dove la farfalla batte le ali

Per aiutarci a capire arrivano ora due libri di impostazione molto diversa ma entrambi efficacissimi a rendere lo stato di attesa in cui siamo. Il primo è di Luciano Gallino, intervistato da Paola Borgna (La lotta di classe dopo la lotta di classe). Gallino è sociologo di fama, autore di libri ormai classici, di orientamento lib-lab: quindi, coi tempi e coi governi su piazza, sembra un pericoloso sovversivo. Infatti riesuma la buona vecchia lotta di classe, quel conflitto fra capitale e lavoro che a molti sembrava ormai anticaglia da rigattieri. Solo che, se fino agli anni Settanta si era prodotta una redistribuzione verso il basso delle risorse, ora la lotta di classe, con la declinazione del capitalismo in chiave neoliberista e senza regole, la stanno vincendo le élites finanziarie. Élites globali, responsabili con le loro speculazioni della crisi economica planetaria e ormai incompatibili con la democrazia, se anche gli Stati (non solo quelli detti un tempo del Terzo Mondo, ma anche la Grecia o l’Italia o gli stessi Stati Uniti, dove Obama è condizionato dal capitalismo finanziario) obbediscono ai loro diktat: si corrompe il ceto politico in molteplici modi, si cancellano i diritti, si distrugge l’ambiente.  Gallino controbatte una per una le tesi care al pensiero dominante nei media e nella chiacchiera, anche accademica, e propone ricette di collaudato buon senso keynesiano per uscire dall’impasse.

NOI SIAMO LA RIVOLUZIONEL’altro libro raccoglie sette racconti di situazioni diverse e lontane (Arabia Saudita, Sud della Thailandia, India, Bhutan, Etiopia, Tunisia e Catanzaro) in cui il/la protagonista offre lo spunto narrativo per un’analisi geopolitica del paese, un po’ alla Kapuśiński. L’autore, Federico Fubini, è uno dei migliori giornalisti economici italiani, che ha già espresso in precedenti reportage un indubbio talento di scrittore. Il titolo, Noi siamo la rivoluzione, è un po’ sviante: allude all’anticonformismo dei protagonisti rispetto al contesto storico e sociale in cui vivono, alla loro capacità di reagire alle situazioni o di ribaltare il proprio destino, anche se sconfitti. Ma il filo conduttore del libro sembra essere proprio quella precarietà sospesa di cui si parlava all’inizio. La globalizzazione ha messo in connessione mondi che non erano destinati a incontrarsi, creando vasi comunicanti fra realtà lontane nello spazio e cronologicamente sfasate: arco e frecce fianco a fianco al computer. Ed ecco la storia di Eleni Gabre-Madhin creatrice ad Addis Abeba dell’Ethiopian Commodity Exchange, la borsa del caffè: una giovinezza errabonda fra Etiopia Kenia e Rwanda, laurea in economia alla Cornell University, borsa di studio a Ginevra, dottorato a Stanford col premio Nobel Douglass North, in fuga dall’Etiopia all’avvento del sanguinario Menghistu, già ben retribuita funzionaria della Banca Mondiale di Washington e poi rientrata in patria coi suoi due bambini a cercar di riscattare dalla miseria i coltivatori dell’altopiano etiopico, sfruttati dai mediatori globali e dalle grandi multinazionali che distribuiscono e vendono la preziosa bevanda che ci beviamo al bar sotto casa. Intanto, dalla piazza Meskal, decine di adolescenti partono nelle ultime ore della notte per correre, letteralmente, dietro il sogno di emulare Haile Gebrselassie, il grande vincitore di Olimpiadi e di Mondiali, ora proprietario di una catena d’alberghi.

Oppure Jigme Singye Wangchuck, sovrano del Bhutan, salito al trono ancora adolescente e a 51 anni ritiratosi a vita privata tra le sue adorate montagne, da cui sull’iPad segue il mondo. Il re buddista che riteneva la Felicità Nazionale Lorda più importante del Prodotto Nazionale Lordo, e che ha cercato di preservare indipendenza e tradizioni di un piccolissimo stato tra le montagne dell’Himalaya, 400 km di ghiaccio e vette a far da cuscinetto tra l’immensa Cina e la più invasiva India, alle prese al suo interno con una forte minoranza nepalese, quindi induista. Uno stato medioevale che Wangchuck ha portato nel cuore della postmodernità senza snaturarne caratteristiche e cultura. Un miracolo sospeso a 3000 metri di altezza e a un futuro fragilissimo.

Sono solo due esempi, e parziali, di un libro che andrebbe raccontato, e soprattutto letto, per intero. Facilitati, in questo, dalla scrittura dell’autore: secca, precisa, senza fronzoli, estremamente “visiva”, e dall’abile montaggio degli episodi, molto cinematografico, con un alternarsi nervoso di primi piani e campi lunghi. Affiancato a quello di Gallino, una mappa per capire dove siamo.
In due parole: due libri per capire dove siamo (dove andremo è un’altra storia).

Scheda di GIANANDREA PICCIOLI

LUCIANO GALLINO
LA LOTTA DI CLASSE DOPO LA LOTTA DI CLASSE

Editore: LATERZAAGGIUNGI AL CARRELLO
Numero di pagine: 222
Prezzo: € 12,00
NICEPRICE € 10,20 – SCONTO -15%

FEDERICO FUBINI
NOI SIAMO LA RIVOLUZIONE

Editore: MONDADORIAGGIUNGI AL CARRELLO
Numero di pagine: 190
Prezzo: € 17,50
NICEPRICE € 14,88 – SCONTO -15%


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2
mag

THÉRÈSE DESQUEYROUX di FRANÇOISE MAURIAC

THÉRÈSE DESQUEYROUXSi apre una porta.

“Potete uscire: non c’è nessuno.”

 

Thérèse Desqueyroux è libera. Assolta dall’imputazione di tentato omicidio premeditato per avvelenamento nei confronti di Bernard, il marito che l’ha scagionata solo per evitare lo scandalo e per proteggere la figlia, esce dal Palazzo di Giustizia.

François Mauriac ci offre con Thérèse Desqueyroux una grande figura romanzesca al pari della Principessa di Clèves, della Nuova Eloisa, di Madame Bovary,  di Anna Karenina. Nel treno che la riporta a casa, a Argelouse nelle Landes (distretto della regione dell’Aquitania),  sull’Oceano Atlantico, Thérèse rivive all’incubo vissuto e pensa a quello che dirà la sera al marito, le ragioni del suo atto, le sue erranze mentali, il suo disgusto. È un viaggio a ritroso di ricordi in un passato vicino e in un presente che la giudicherà un’altra volta ma senza assoluzione. Questo “Angelo nero”, questa donna dal piccolo volto pallido e inespressivo si avvia  al vero giudizio, quello che la giustizia non ha potuto esercitare: quello impietoso della sua famiglia piccolo borghese  in quel deserto dell’anima che è Argelouse, e la sua casa. Casa che le viene interdetta,  come le vietano di vedere Marie, sua figlia, praticamente sequestrata nella sua camera e guardata a vista. Le sono concesse le sigarette, è un’accanita fumatrice. Può fare delle passeggiate e la domenica andare alla Messa con il marito per salvaguardare le apparenze. Marito che non ha mai amato, un signorotto di paese nel quale ha cercato invano un rifugio. Solo un matrimonio di interesse di due patrimoni congiunti.  Thérèse misura il vuoto del suo matrimonio, il suo gesto criminale, l’apparenza del perdono, dura e fredda seziona il suo cuore con una lama affilata, freme di una passione contenuta e sa che questa non potrà esprimersi a Argelouse, realmente una terra estrema dove non è possibile proseguire. Trova la giustificazione del suo gesto senza rimorsi nell’immenso disordine che è la sua vita e nell’abisso dove cadono le sue aspirazioni.  Nella scrittura di Mauriac, si può leggere un lungo articolo giudiziario.  Un’esposizione di  ricordi e riflessioni, che mette a nudo il vero delitto di questa sposa di provincia. Non è colpevole  dell’attentato alla vita del marito, ma è colpevole di non adattarsi a un’esistenza stabilita da altri. È colpevole per aver osato quello che altri non avrebbero compiuto. Alla fine il marito la lascia libera di andarsene e tentare di uscire da una lunga notte oscura.

François Mauriac (1885-1970), scrittore cattolico francese, accademico di Francia e premio Nobel per la letteratura nel 1952, ha scritto moltissimo  descrivendo con maestrìa rara il groviglio di tenebra della provincia francese. Dei suoi grandi romanzi in lingua italiana è stato ristampato da Adelphi nel 2009 solo Thérèse Desqueyroux: chissà che nel tempo venga ripubblicato il “proseguo” che è La fine della notte dove ritroviamo Thérèse con la sua parte di solitudine maledetta e disperata,  solitudine che ognuno di noi porta in  sé.

In due parole: il viaggio della sposa in nero.

Scheda di CARLO MARTEGANI

FRANÇOISE MAURIAC
THÉRÈSE DESQUEYROUX

Editore: ADELPHIAGGIUNGI AL CARRELLO
Traduzione italiana a cura di Laura Frausin Guarino
Numero di pagine: 139
Prezzo: € 16,00
NICEPRICE € 14,40 – SCONTO -10%


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2
mag

L’ULTIMO ATTO (a cura di FAUSTO MALCOVATI)

L'ULTIMO ATTONegli anni convulsi dell’ascesa al potere dei bolscevichi si aggira per Mosca, febbrile, instancabile, appassionato, giaccone di pelle nera e revolver in tasca, un teatrante che segnerà la storia del teatro mondiale: Vsevolod Mejerchol’d. Allievo di un altro grandissimo, Konstantin Stanislavskij, altrettanto decisivo per la storia del teatro (e del cinema: il suo metodo è tuttora alla base dell’Actor’s Studio di New York), gli fu legato per tutta la vita ma procedendo, e polemicamente, in direzione opposta. Al  realismo del maestro, che al Teatro d’Arte chiede agli attori verità e immedesimazione, alle atmosfere “poetiche” delle sue messinscene cechoviane (“il gracidìo delle rane, il frinire delle cicale, l’abbaiare dei cani, il battere delle pendole”) contrappone, nella teoria e nella pratica, il lavoro fisico e la corporeità dell’attore, l’improvvisazione, lo straniamento, il Kabuki e la Commedia dell’Arte, il circo e il music-hall. Pieno dominio dello spazio,  sentimento non effusivo (dall’interiorità all’esterno) ma indotto (dall’esterno, dal gesto che precede l’emozione). Un teatro convenzionale, cioè non mimetico, non riproduttivo. Nello spirito rivoluzionario del tempo Mejerchol’d vuole il decentramento teatrale, il lavoro collettivo nel costruire lo spettacolo, il coinvolgimento del pubblico, l’impegno politico. In tutta la sua attività, antipsicologismo compreso, ci sono Brecht e Barba, le avanguardie degli anni Sessanta e oltre, il teatro didattico, la pedagogia del laboratorio, la ricerca di repertorio contemporaneo. Un suo allievo famoso, il regista Ejzenštein, quello della Potemkin, scrive: “Le sue lezioni erano sogni e miraggi. Si prendevano appunti febbrilmente. Ma al risveglio nei taccuini si ritrovava Dio sa che babele.”

Ma la rivoluzione lo fagocitò. Alla fine del ‘35 comincia in URSS la campagna contro il formalismo: si chiude brutalmente la grande stagione della sperimentazione e dell’utopia in nome del realismo socialista. “Il grande teatro russo abbandona la ribalta per trasferirsi negli spettacoli tragici delle notti di paura in attesa dell’arrivo degli sgherri.” (A.M. Ripellino) Il Comitato per gli affari delle arti chiude teatri, sposta registi e compagnie, li rimescola senza tener conto di culture e stili. All’inizio del ‘36 si apre la campagna contro intellettuali e artisti, accusati da Stalin di deviazioni trotzkiste. Cominciano le autocritiche, non di Mejerchol’d. L’8 gennaio 1938 la sua attività è bloccata in quanto “estranea all’arte sovietica”. Il vecchio Stanislavskij chiama l’allievo “smarrito” a lavorare nel suo teatro, lo accoglie con un grande ricevimento. Ma alla sua morte, nell’estate del ‘38, Mejerchol’d resta senza protezione. Nel giugno del ‘39 viene arrestato; torturato alla Lubjanka, farà umilianti abiure, denuncerà colleghi; poi ritratterà. Il 2 febbraio 1940 è fucilato: Stalin in persona annotava i faldoni coi profili dei casi politici: un segno, fucilazione; due segni, dieci anni di carcere duro. Non si sa dove è sepolto. Poco dopo il suo arresto, il 15 luglio, l’adorata moglie Zinaida Rajch, grande attrice, è sgozzata in casa.  I vicini, impauriti, sentirono le urla della poveretta senza intervenire; dissero poi: “Pensavamo stesse provando una scena…”

Lo slavista Fausto Malcovati che a Mejerchol’d ha dedicato molti studi, in questo L’ultimo atto. Interventi, processo e fucilazione, sulla scorta di documenti in parte ancora inediti in Russia, racconta da par suo i drammatici ultimi anni del regista. Non è un romanzo, non è  un saggio. È la cronaca di una tragedia storica, tragedia delle persone coinvolte ma anche di utopie rovesciate, di speranze infrante, di vite bruciate: “Ci sono tempi in cui il destino di un uomo ricorda non una partita a scacchi giocata con tutte le regole, ma una lotteria.” (Il’ja Èrenburg).

In due parole: la tragica verità della storia, avvincente come un romanzo.

Scheda di GIANANDREA PICCIOLI

A cura di FAUSTO MALCOVATI
L’ULTIMO ATTO

Editore: LA CASA USHERAGGIUNGI AL CARRELLO
Numero di pagine: 240
Prezzo: € 22,00
NICEPRICE € 18,70 – SCONTO -15%


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